Potenziamento cognitivo Tzuriel e Feuerstein

Il metodo Feuerstein

Il metodo Feuerstein prende il nome dallo psicopedagogista rumeno Reuven Feuerstein, che lo ha elaborato: si tratta di uno dei primi approcci metacognitivi, oggi applicato in ambito scolastico ed educativo con chi ha difficoltà cognitive a diversi livelli.

Usando le parole di Reuven Feuerstein: l’intelligenza è la propensione dell’organismo a modificarsi nella sua struttura cognitiva, in risposta al bisogno di adattarsi a nuovi stimoli, di origine interna o esterna che siano (1998). Ormai sempre più studi danno infatti evidenza della plasticità e della modificabilità del cervello, in età evolutiva come adulta.

La prima fase del metodo prevede la misurazione del potenziale di “intelligenza” della persona, per poi svilupparlo tramite schede di esercizi seguendo uno specifico programma. L’insegnamento è centrato sull’idea della mediazione perché il facilitatore “media” l’apprendimento in base al bisogno. Il metodo consiste nel rendere consapevole l’individuo rispetto ai processi mentali che attua quando impara o risolve dei problemi. Tale consapevolezza favorisce la possibilità di modificare i propri processi mentali in modo da essere più capaci di affrontare le difficoltà, o risolvere problemi di varia natura, favorendo l’impiego di nuove e più efficaci strategie. Gli strumenti del programma non vertono su nessuna specifica materia, ma sono pensati per fornire un “allenamento” cognitivo trasversale rispetto alle competenze; per questo è particolarmente adattabile alle diverse necessità dell’individuo.

Seguendo l’idea di scomporre ogni processo cognitivo nelle fasi di input, elaborazione ed output, la pratica con gli esercizi proposti aiuta il soggetto a mettere a fuoco di volta le modalità con cui tende a procedere, suggerendo strade alternative più efficaci che permettono di procedere verso la risoluzione del problema e che possono essere gradualmente interiorizzate.

Oltre che in un rapporto a due, il metodo Feuerstein si presta particolarmente in contesti di piccoli gruppi, in cui il mediatore facilita anche gli scambi relazionali tra i soggetti, apportando un significativo contributo anche alle capacità relazionali e sociali degli interessati.